LA DOMANDA RICONVENZIONALE NEL PROCESSO CIVILE

LA DOMANDA RICONVENZIONALE NEL GIUDIZIO CIVILE

Nel processo civile, dinanzi alla domanda dell’attore, il convenuto chiamato in giudizio, in attuazione del principio del contraddittorio, può costituirsi: limitandosi a contestare le pretese di parte attrice; proporre eccezioni tese a conseguire il rigetto dell’istanza attorea; proporre domanda di accertamento incidentale; o, infine, formulare una domanda riconvenzionale.

A differenza della mera difesa o delle eccezioni che tendono solo a far rigettare la pretesa attorea e non dilatano l’oggetto del processo, la domanda riconvenzionale è un’autonoma azione, attraverso la quale il convenuto chiede un provvedimento a sé favorevole e sfavorevole alla controparte, una vera e propria contro-domanda che amplia il thema decidendum.

In altri termini, “con la domanda riconvenzionale, il convenuto abbandona l’atteggiamento di mero contrasto della domanda dell’attore (che si esprime con difese ed eccezioni) e cerca di rendere il processo funzionale all’affermazione di un proprio diritto soggettivo, tentando di ottenere dal giudice una pronuncia costitutiva, modificativa o estintiva” (Gdp Ottaviano 18.5.2012).

QUANDO VA’ PROPOSTA LA DOMANDA RICONVENZIONALE
A tal fine, la domanda riconvenzionale del convenuto va proposta, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta, da depositare nel termine perentorio di venti giorni prima dell’udienza di comparizione fissata nell’atto di citazione o dell’udienza fissata a norma dell’art. 168-bis, 5° comma, c.p.c., ovvero di dieci giorni prima nel caso di abbreviazione dei termini a norma dell’art. 163-bis, 2° comma, c.p.c., depositando il relativo fascicolo in cancelleria (art. 166 c.p.c.).

Ove l’oggetto o il titolo della domanda riconvenzionale siano omessi o assolutamente incerti il giudice, rilevata la nullità, fissa al convenuto un termine perentorio per integrarla, restando ferme le decadenze maturate e salvi i diritti acquisiti anteriormente all’integrazione (art. 167 c.p.c.).

Secondo il disposto dell’art. 36 c.p.c., la domanda riconvenzionale nel giudizio civile non è proponibile in maniera incondizionata, ma deve essere instaurata nell’ambito di un processo già pendente (la causa principale), potendo dipendere solamente dal “titolo dedotto in giudizio dall’attore o da quello che già appartiene alla causa come mezzo di eccezione”.

In entrambe le ipotesi, “il giudice competente per la causa principale – recita testualmente l’art. 36 c.p.c. – conosce anche delle domande riconvenzionali”, purchè non eccedano la sua competenza per materia o per valore; altrimenti, rimette l’intera causa al giudice superiore (ex art. 34 c.p.c.) o provvede sulla domanda principale, rimettendo le parti al giudice competente per la decisione relativa all’eccezione di compensazione (art. 35 c.p.c.).

LA DOMANDA RICONVENZIONALE DELL’ATTORE
Giova precisare che la domanda riconvenzionale può essere proposta anche dall’attore, a fronte della domanda promossa dal convenuto. In forza dell’art. 183 c.p.c., parte attrice, infatti, sul presupposto legittimante della domanda riconvenzionale del convenuto può svolgere la “reconventio reconventionis” nella prima udienza di comparizione delle parti e trattazione della causa.

Resta inteso che le domande “nuove”, rispetto a quella originariamente proposta dall’attore, sono consentite dalla disposizione di cui all’art. 183 c.p.c., “solo ove trovino giustificazione nella domanda riconvenzionale o nelle eccezioni proposte dal convenuto” (Cass. n. 14581/2004; n. 17699/2005).

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